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MAINSTREAMING DI GENERE |
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Il
mainstreaming di genere è al tempo stesso un concetto innovativo e una
strategia aventi lo scopo di smascherare le differenze di impatto che
politiche, a prima vista neutrali in termini di parità tra i sessi, hanno
per donne e uomini e diminuirne gli effetti discriminanti Con il
mainstreaming di genere si tende al raggiungimento delle pari opportunità
nell’economia, nella politica, nel sociale, inserendo la prospettiva di
genere - il punto di vista delle donne - in ogni campo della vita politica e
sociale.
Oggi si tende a considerare vinta la battaglia per l'eguaglianza di diritti
e doveri fra donne e uomini data la promulgazione di leggi e norme che
dimostrano la presenza di una società capace di riconoscere le ineguaglianze
e disposta a ristabilire gli equilibri. In questo senso in Italia, l'art. 37
della costituzione sulla parità di trattamento economico, la legge 903 del
1977 sulla parità uomo- donna nei rapporti di lavoro, la legge 194
sull’autodeterminazione della donna relativamente alla procreazione,
l'istituzione della Commissione per le pari opportunità, parrebbero
giustificare l’idea del ‘superamento’ del ‘femminismo’ e delle sue
rivendicazioni. In
realtà, nonostante queste misure, le donne continuano a non godere di una
condizione di parità.
Il dibattito sulle discriminazioni legate alle differenze di genere è dunque ancora aperto. Riconoscere l'influenza dei fattori sociali che determinano le discriminazioni è il primo passo, non solo, verso una comprensione meno superficiale dei fenomeni sociali ma anche verso l'individuazione delle strategie di cambiamento auspicabili. Per molto tempo si è pensato che la meta dell’integrazione delle donne nel mondo del lavoro potesse essere raggiungibile semplicemente attraverso la rimozione degli ostacoli e dei divieti che sono stati frapposti in questo senso nel corso di secoli. Tuttavia, mentre da una parte è sempre più visibile la spinta che la donna subisce per conquistare la sua emancipazione e raggiungere a tutti i livelli un piano di parità con l’uomo, dall’altra si nota con altrettanta evidenza il permanere di meccanismi di esclusione e autoesclusione, che non riescono ancora ad avere la meglio su modelli dominanti di comportamento interiorizzati, complici la mancata democratizzazione della vita privata e la distribuzione dei tempi. Di conseguenza ancora si vive drammaticamente nelle donne il dilemma interiore tra il tempo necessario alla maternità e alla cura e il sentirle come ostacoli per la loro partecipazione al lavoro, alla vita sociativa, o all’ambito politico. Di non minore importanza sono gli aspetti legati alla partecipazione femminile nell’ambito scientifico e della ricerca ove occorre suscitare la particolare attenzione critica e la comprensione dei motivi della sottorappresentanza delle donne e riflettere sulle cause dei condizionamenti politici ed economici che hanno orientato, nel loro divenire storico, le scelte formative e lavorative asimmetriche dei due generi. Nel piano nazionale per le pari opportunità fra gli uomini e le donne nel sistema scolastico italiano 1993-1995 si legge: “Si va affermando una visione antropologica più ricca e una più ricca idea di uguaglianza: l’essere umano è due, maschio e femmina, l’uguaglianza è valorizzazione di questa diversità”. Educare alla scoperta del valore di sé e dell’altro nella differenza sessuale significa educare al riconoscimento della propria identità e, pur essendo tutti d’accordo a livello di principio, diventa impresa ardua distinguere quali siano le differenze di genere viste come risorse da proteggere e quali siano invece le differenze di ruolo culturalmente apprese e imposte, fonte cioè di alienazione e di stereotipia nel comportamento individuale. Occorre approfondire le cause che hanno tenuto le donne lontano dalle stanze dei bottoni, che hanno oscurato il loro contributo alla ricerca scientifica e all’avanzamento dei saperi. Si intende operare affinché tutti i giovani, uomini e donne, possano ri-orientare il loro sguardo sì da poter scegliere il loro futuro lavorativo libere e liberi da stereotipi vincolanti, al fine di rendere possibili e desiderabili nuove progettualità personali. Occorre altresì avviare un processo di consapevolezza sull’uso diffuso di un linguaggio sessista e promuovere una riflessione critica e storica sull’evoluzione delle lingue, che non sono strumenti neutri, ma riflettono culture e rapporti di dominio nelle società.
Alcuni dati sul fenomeno della violenza contro le donne Progetto formativo “Ora che so….scelgo la non violenza
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